GIOVANNI VENTURINI

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GIOVANNI VENTURINI 2017-09-15T08:50:40+00:00

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Nome di battaglia Tambìa, era nato a Corteno il 20 marzo 1916.

Dal 1937 combatté in Francia, sul fronte greco-albanese e in Russia. Tornato fortunosamente dalla campagna dell’ARMIR con un piede congelato e con una grave ferita a una coscia, gli fu riconosciuta l’infermità permanente e venne congedato.

Entrato nella brigata FF.VV. Schivardi, non ebbe incarichi di azione militare ma fu nominato addetto il vettovagliamento E al collegamento tra i gruppi. Il 26 febbraio 1945 fu arrestato dai militi della GNR della legione Tagliamento: gli vennero trovati in casa un ciclostile, libri di conti, appunti, lettere, manifestini, indirizzi e vali blocchetti di ricevute le spese di approvvigionamento dei gruppi partigiani. Dal 3 marzo fino ai primi di aprile 1945 fu sottoposto a sanguinosi interrogatori. Venne bastonato, picchiato, torturato con la corrente elettrica, gli fu slogata la mandibola, bruciati piedi e fu evirato tra atroci lamenti: ma non fece mai i nomi. fu fucilato l’11 aprile 1945 davanti al cimitero di mou con altri quattro martiri partigiani. Prima di morire dichiarò: “Perdono di cuore a quelli che mi hanno fatto del male; anche a voi,che state per compiere il vostro dovere. Viva l’Italia, questa Italia per la quale tutti abbiamo lavorato, combattuto e sofferto. Viva Cristo Re!”

Dichiarazione di Don Cipriano Passeri

Lettera alla madre

Cara mamma, perdonami se involontariamente ti ho fatto tanto soffrire. Ti raccomando, sii forte come sei sempre stata quando ero lontano in guerra e prega per me perché sia sempre più forte. Ormai sono ridotto a misera cosa, non sono più uomo e qualche volta piango dal dolore dei miei piedi che non serviranno più. Pazienza, sono rassegnato! Si vede che anche questo era scritto nel libro della mia vita. Perdono a tutti ed auguro a nessuno quello che ho sofferto e soffro io, nemmeno a chi lo ha fatto a me, nemmeno alle bestie. Grazie del bene che mi hai fatto, perdonami dei dispiaceri che ti ho dato. Prega sempre per me e saluta i parenti e gli amici che mi furono cari e che ricordo sempre. Addio. Ti bacia il tuo Gianni NB: La lettera è conservata presso l’Istituto storico della resistenza bresciana a Brescia. Note al documento: A pag. 228 del volume curato da Mimmo Franzinelli ” Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza 1943-1945.