LUIGI ERCOLI

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LUIGI ERCOLI 2017-09-13T14:22:50+00:00

Luigi Ercoli era nato a Bienno nel 1919 diplomato Geometra, animatore dell’Azione Cattolica, progetta e contribuisce con i Giovani alla realizzazione dell’Oratorio in stretta collaborazione con il Curato don Giuseppe Menassi. All’indomani dell’8 settembre del 1943, insieme al Prof. Coccoli del quale era amico, inizia la sua attività per la costituzione dei primi gruppi di giovani Biennesi, di renitenti alla chiamata alle armi da parte della neonata Repubblica di Salò e di soldati che, senza direttive, rientravano dai fronti di guerra e si rifugiavano sui monti.

Prende contatto e si mette a disposizione di don Carlo Comensoli arciprete di Cividate e nativo di Bienno, impegnato ad accogliere e indirizzare prigionieri di tutte le nazionalità, fuggiaschi dai campi Fascisti, Ebrei in cerca di una via di salvezza verso la Svizzera, soldati sbandati in cerca della via di casa. Don Carlo conoscendo la sua Famiglia e lo stesso Luigi chiede aiuto per l’accoglienza di questi fuggiaschi, quindi la sua casa a Bienno diventa rifugio temporaneo per questi profughi bisognosi d’aiuto.

Inviato a Brescia da don Carlo presso l’Oratorio della Pace retto dai Padri Filippini, per chiedere aiuto e consigli, torna in Vallecamonica con una mezza lira quale strumento di riconoscimento di un inviato che avrà il compito di organizzare i nuclei di Resistenza locali. Conosce così l’Ufficiale degli Alpini reduce di Russia medaglia d’argento Romolo Ragnoli, futuro Comandante della Divisione Tito Speri delle Fiamme Verdi che opererà prevalentemente in Vallecamonica, inizia così la sua avventura nella Resistenza bresciana.

Svolge a Brescia, ruolo di controspionaggio, di approvvigionamento di viveri, armi e vestiario, per le Fiamme Verdi e le altre formazioni Partigiane che operano nelle Valli Bresciane. Tradito, viene arrestato, nel settembre del 1944, in casa della Signora Agnese Coccoli insieme a lei e a Letizia Pedretti di Bienno allora collaboratrice domestica della Famiglia Coccoli. Tradotto nelle carceri di Brescia, ripetutamente torturato, non svela nulla che possa danneggiare i suoi compagni e le formazioni che ha contribuito a costruire. Dopo un passaggio nel lager di Bolzano, viene inviato a Mauthausen come internato politico muore nel campo di Gusen per pesante lavoro, fame e maltrattamenti il 15 Gennaio 1945 a poco più di 25 anni.