TESTIMONIANZA DI MARIO, BICE E VANDA

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TESTIMONIANZA DI MARIO, BICE E VANDA 2016-11-15T13:33:10+00:00

Semplice Rocca, nata a Malonno il 06 gennaio 1930

Mario Giacomini, nato a Malonno 08 settembre 1934

Vanda Zaina nata, a Malonno il 14 agosto 1931

Intervista a cura di Luigi Mastaglia

Malonno 29 ottobre 2016

Per iniziare vi chiederei di fornirmi nome, cognome, data di nascita e luogo

Semplice Rocca nata a Malonno il 06 01 1930; Mario Giacomini nato a Malonno 08 09 1934; Vanda Zaina nata a Malonno il 14 08 1931.

Mi piacerebbe sapere da voi, notizie relative ad un bombardamento che ci sarebbe stato nel comune di Malonno pochi giorni prima di quello avvenuto a Sonico il 29 marzo 1945 quando è stata distrutta la polveriera.

Vanda, due bombe sono cadute in via Miravalle nella zona chiamata “casa dei Sir” e mi risulta che ci siano stati anche tre morti, una è la mamma del Franco, la Moraschini Emilia e i Lupatini marito e moglie che sono stati travolti dalle rovine della propria casa.

Ma è stato un bombardamento vero e proprio?

Vanda, no allora dicevano che questi aerei che passavano spesso sulla traiettoria della Valle Camonica, quel giorno uno di questi fosse troppo carico e per qualche motivo, che io non so spiegare, sia stato costretto a sganciare parte del suo carico.

Mario, sembra che questo sia successo altre volte in altri posti, quando i motori faticavano per il troppo carico, i piloti sganciavano, cercando per quanto possibile di evitare centri abitati.

Vanda, in totale sono cadute tre bombe, due nella periferia di Lava e una in località Merlì che è una località tra Rino di Sonico e Malonno sulla sponda sinistra orografica del fiume Oglio. Lì non ci sono stati danni in quanto è una zona di prati e di boschi.

Mario, mi dicevi che, in quel periodo, con un tuo amico avete vissuto una brutta avventura me la puoi raccontare?

Mario, in un binario morto della ferrovia, poco distante dalla stazione, erano stati parcheggiati due vagoni “Botte” per il trasporto del Vino che proveniva dal Sud Italia, una volta svuotati non si sono più potuti rimandare al loro deposito, perché nel frattempo l’Italia meridionale era passata sotto il controllo delle truppe alleate, ed allora sono stati messi a riposo nei pressi della stazione ferroviaria di Malonno. Io e il mio amico Lorenzi Elia andavamo ad estrarre l’olio, che allora era molto prezioso, contenuto nei mozzi di questi vagoni, necessario per la lubrificazione dei cuscinetti di questi vagoni. Il prelievo era ingegnoso, con l’aiuto di una penna d’oca che infilavamo nell’apertura utilizzata per rimboccare l’olio, riuscivamo, con tanta pazienza a estrarre l’olio che poi veniva lasciato sgocciolare nel contenitore che ci eravamo portati appresso. Stavamo facendo questo lavoro quando sono passati due aerei che scendendo da Edolo sono andati a virare sopra la valle di Paisco, ripassando sopra di noi uno si è abbassato notevolmente e “l’ha piantàt do doi ràsegade soi vagù” (ha scaricato giù due raffiche sopra i vagoni botte), per fortuna nel vederli ritornare, ci siamo rifugiati sotto i vagoni, il pianale ci ha riparati, ma non ti dico come erano conciati i vagoni, completamente bucherellati. Passato il primo aereo è sceso anche l’altro e ha completato l’opera.

Ti ricordi quando è successo? È stato prima o dopo il bombardamento della polveriera di Sonico?

Mario, il giorno esatto non me lo ricordo ma, certamente è stato prima del bombardamento a Sonico. Il giorno del bombardamento, cioè il 29 marzo 1945, io ed altri amici ci trovavamo in località “Ghirlo”, eravamo io, l’Ettore dal Parnìs, el Goàn Nodari e ‘l Silvio dei Rafaì. Gli aerei scendendo dall’Alta valle si abbassavano sopra Sonico e sganciavano le bombe sulla polveriera, poi scendevano, sempre a bassa quota, il passato Malonno riprendevano quota sopra la valle di Paisco, per poi ritornare a bassa quota sopra di noi verso Rino e la polveriera. Allora nella zona del “Ghirlo” c’era un fosso, una “gàmbéréra” (una zona dove si riproducevano e vivevano molti gamberi di fiume) era localizzata precisamente appena passato “l Pont da le cavre” (un ponte sull’Oglio ancora oggi efficiente). Dal fosso usciva un torrentello nel quale a malapena c’erano quattro dita di acqua e dentro il torrentello, naturalmente, c’erano gamberi. Tutti noi, fortemente impauriti ci eravamo rintanati in questo torrentello con la pancia a contatto dell’acqua, per parecchio tempo non ci siamo mossi da lì, nonostante fossimo bagnati ed inzaccherati. Ad ogni scarica di bombe sulla polveriera tremava tutto “’l tremaa le tope” (tremavano le zolle). Eravamo sdraiati uno dietro l’altro con la pancia immersa nell’acqua, naturalmente pervasi dalla paura. Mi ricordo che uno degli aerei sganciava le bombe che quello appena dietro mitragliava, poi nuovamente uno bombardava e l’altro mitragliava. Posso testimoniare che le esplosioni, sono proseguite per tutta la giornata, per effetto del grande calore che si era sviluppato durante il bombardamento.

Mi sai dire quanti erano gli aerei impiegati?

Mario, di preciso no, ma erano sicuramente più di cinque.

Vanda, erano parecchi e quando facevano la picchiata, appena prima di raggiungere la zona della polveriera, erano tanto bassi che si poteva vedere al loro interno il pilota.

E tu Bice, dove ieri quel giorno?

Semplice (Bice), in quel periodo io ero in collegio a Edolo, dalle suore, e quel giorno ci avevano accompagnate a Mù. Ma sinceramente, non ho nitidi ricordi.

Ricordi invece quando hanno bombardato a Edolo?

Bice, non ricordo.

Vanda, a me sembra di ricordare che nelle vicinanze della stazione di Edolo la TOD stava eseguendo dei lavori con personale reclutato nei nostri paesi. Tra questi c’era anche mio fratello che mi ricordo che arrivato a casa bagnato e pieno di fango, erano scappati ed erano passati sotto alcuni reticolati messi al riparo della stazione e dei lavori che stavano eseguendo. Per rientrare a Malonno hanno seguito l’alveo del fiume Oglio proprio per evitare altri pericoli o non piacevoli incontri.

E quando hanno bombardato la polveriera tu dove ieri?

Vanda, io ero sui prati a mezza costa tra Malonno e Lava, con delle mie amiche e stavamo raccogliendo cicorie e proprio da quella posizione riuscivamo a scorgere nelle cabine, i piloti, quando gli aerei si abbassavano per meglio individuare e centrare il bersaglio. Ci eravamo accucciate per terra ed eravamo impaurite e nello stesso tempo meravigliate di poter vedere i piloti dentro gli aerei.

Altri episodi che sono rimasti impressi dalla vostra memoria?

Mario, io avevo 10 anni, mio padre a quei tempi lavorava con l’Anas e la posta, le comunicazioni riguardanti dipendenti dell’Anas non viaggiava con la posta ordinaria ma passava da una cantoniera all’altra attraverso la consegna a mano. Mio padre doveva consegnare questa posta al cantoniere di Edolo ma in quel giorno aveva qualcosa di più urgente da fare e mi ha chiesto se potevo recapitarla io. Naturalmente mi ha concesso di utilizzare la bicicletta, per me era un premio e non mi sono fatto pregare. All’andata ed al ritorno ho percorso il sentiero che fiancheggiava la ferrovia, sulla strada non mi fidavo a passare perché era pericoloso. Al ritorno, quando mi sono trovato a poca distanza della località detta dei tre archi ho sentito degli spari e non sapendo cosa stava succedendo mi sono spaventato. Sono sceso dalla bicicletta e lentamente ho proseguito sul sentiero quando sono arrivato all’altezza del punto dove c’era stata la sparatoria, mi sono accorto che c’era una macchina ferma e con tre persone e una di queste per terra probabilmente morta, naturalmente sono scappato via sperando che nessuno mi avesse notato. Ho saputo poi che in quel giorno un gruppo di partigiani delle Fiamme Verdi avevano attaccato una macchina sulla quale viaggiava un noto caporione fascista (Tognù), responsabile di numerose atrocità nella zona dell’alta Valle Camonica, il Tognù è stato colpito a morte, l’autista ferito ed un altro passeggero sono poi stati fatti prigionieri, interrogati e successivamente rilasciati. (La testimonianza di Mario conferma un episodio riportato sul Diario di Nando Sala che è stato pubblicato recentemente con titolo “Nando”).

La chiacchierata con le due Signore e l’amico Mario termina a questo punto. L’impegno è di ritrovarci al più presto per verificare la trascrizione della chiacchierata confidenziale svolta tutta rigorosamente dialetto di Malonno vista la provenienza degli intervistati e dello stesso intervistatore.