MEDAGLIA D’ARGENTO A PESCARZOLI FRANCESCO

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MEDAGLIA D’ARGENTO A PESCARZOLI FRANCESCO 2016-11-23T20:34:30+00:00

Francesco Pescarzoli

Nato a Niardo

2 dicembre 1922
Medaglia d’argento (Federazione Volontari della Libertà al Partigiano)

Intervista a cura di Luigi Mastaglia

20 febbraio 2016

Presso la R.S.A. di Malonno dove è ricoverato, sabato 20 febbraio 2016 si è tenuta la cerimonia di consegna della Medaglia d’Argento della Federazione Volontari della Libertà al Partigiano Francesco Pescarzoli (Jonson) nato a Niardo il 2 dicembre 1922 e facente parte del Gruppo C.5 della Brigata Giacomo Cappellini Divisione Fiamme Verdi Tito Speri che ha operato sia nella Media Vallecamonica che in Mortirolo.

Francesco, visibilmente commosso, attorniato dalla Famiglia di una Nipote, dai pronipoti, dai Gruppi Alpini di Bienno, Niardo e Malonno, dai Fanti di Edolo ed in compagnia di una delle ultime Staffette Partigiane, Chiara Fostinelli di Bienno, e da Giuseppe Franzinelli, suo amico.

Da Pescarzoli Francesco, come dicevo prima, visibilmente commosso, è stato difficile riuscire a raccogliere una testimonianza, per lui interviene l’amico e collaboratore

Franzinelli Giuseppe, io in quel periodo ero guardiano presso il bacino idroelettrico situato sopra Forno d’Allione quello che alimenta la centrale ancora esistente a Forno. Nei pressi del bacino passava un sentiero che era particolarmente battuto dai gruppi partigiani che ho più volte ospitato nella dimora del guardiano, questo capitava di frequente, quando i gruppi si trasferivano dal loro territorio naturale nella media Valle Camonica verso l’Alta Valle e precisamente nelle valli di Corteno ed in Mortirolo o rientravano da questi luoghi nella media Valle, loro naturale zona operativa. Su quel sentiero e nella dimora del guardiano, sono passati ed hanno soggiornato, alpini e militari tutte le razze dopo l’8 settembre. Erano soldati che fuggiti dai loro reggimenti di appartenenza o dai campi di prigionia tentavano di raggiungere le proprie abitazioni oppure cercavano la via più breve per recarsi in Svizzera. Quelli che volevano espatriare li accompagnavo al passo di Garzèt (di fronte a Loveno) da dove poi, proseguivano per il passo del Vivione, la Valle di Scalve, la Valtellina e la Svizzera. I partigiani invece, soprattutto quelli del gruppo di Gianni Guaini, come dicevo prima utilizzavano il sentiero per i loro trasferimenti ed il posto come luogo di sosta e di riposo. Ricordo che una volta erano una trentina, avevano cinque prigionieri e quattro muli carichi di armi di vettovaglie. Quella volta ci siamo dovuti stringere per poterci stare tutti, per fortuna la cabina era abbastanza grande. Francesco lo conoscevo già da prima, poi è passato diverse volte insieme ai suoi compagni, quando militava nel gruppo delle Fiamme Verdi C.5 comandato da Guaini. Pescarzoli era conducente di mulo e con questo trasportava armi, viveri e una volta anche una radio ricetrasmittente che era stata recuperata da un aviolancio in Mortirolo ed era destinata al gruppo C.5 che operava in Val Paghera nella Media Valle Camonica.

In attesa dell’arrivo dei dirigenti del direttivo dell’Associazione Fiamme Verdi di Brescia, Alvaro Peli, Roberto Tagliani e del Consigliere Regionale Gianni Girelli, ho avuto l’opportunità di raccogliere una breve testimonianza da Fioletti Bortolo di Corteno Golgi, anch’egli ospite della RSA che ha fatto la campagna di Russia, rientrato in Italia, poi arrestato dopo l’8 settembre e internato in un campo di concentramento in Germania.

Fioletti Bortolo. Dopo la battaglia di Nikolajewka, quando siamo riusciti ad uscire dalla sacca si è formata una lunghissima colonna e chi non riusciva a rimanere in contatto si perdeva nella steppa ed era destinato a morire. Davanti a noi c’era un mezzo corazzato dotato di bussola perché era molto difficile orientarsi nella pianura imbiancata di neve e coperta di nebbia. Era difficile capire se andavi a nord o a sud era proprio necessaria una bussola che indicasse almeno approssimativamente la direzione da tenere. Quando sono rientrato in Italia, dopo le cure necessarie per riprendere forza, sono stato richiamato e quando il governo italiano ha firmato l’armistizio i tedeschi mi hanno catturato insieme ai miei compagni e ci hanno portati in Germania in campo di concentramento. Sono riuscito a sopravvivere da fatiche e patimenti indescrivibili e miracolosamente sono rientrato a casa.

Inizia la cerimonia, voluta da Ezio Gulberti componente del Direttivo provinciale dell’Associazione Fiamme Verdi di Brescia che non ha potuto essere presente per ragioni familiari. Introduce il vicepresidente della casa di riposo Angelo Moreschi che è anche componente la commissione scuola ANPI – Fiamme Verdi “Ermes Gatti”.

Angelo Moreschi. La RSA di Malonno ha accettato volentieri l’invito dell’associazione Fiamme Verdi per onorare Francesco Pescarzoli che ha combattuto e si è dato da fare per portare la libertà nel nostro Paese. Io vado spesso nelle scuole a parlare proprio della Resistenza, a parlare dei fatti che sono avvenuti qui, nel nostro territorio, in Val Camonica, ed anche degli avvenimenti di carattere nazionale. Loro hanno lottato per noi, per avere la libertà che era il primo obiettivo ma non solo, anche per fare in modo che si creasse uno stato democratico dove tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e soprattutto dove c’è giustizia per tutti. Quindi io sono onorato di ospitare qui il nostro Francesco che ha fatto parte e fa parte delle Fiamme Verdi. Con me c’è il nostro sindaco di Malonno Stefano Gelmi, il sindaco di Niardo e i rappresentanti degli alpini di Malonno, di Bienno e di Niardo. Lascio la parola a Stefano Gelmi, primo cittadino di Malonno.

Stefano Gelmi, ringrazio per questo invito ma soprattutto credo che il ringraziamento principale vada a Francesco. Fa piacere constatare che anche all’interno di queste realtà, in questa RSA si continui a coltivare le memorie storiche che ci permettono di vivere nella legalità e di continuare il momento di pace che è senz’altro dovuto a quanto è stato fatto nel passato. Il passato ci ha insegnato tante cose ci mette nelle condizioni di non solo prendere esempio ma soprattutto di ricordare quelle persone e quelle battaglie che ci hanno permesso di poter vivere una vita migliore. Ringrazio coloro che hanno organizzato questa festa, ringrazio la Fiamma Verde Francesco Pescarzoli che è stato un testimone forte ed un protagonista di quelle che sono state alcune azioni che oggi dovremmo coltivare come esempio. Ringrazio i gruppi alpini presenti il collega Carlo Sacristani Sindaco di Niardo che è il paese di origine del nostro Francesco che ora ben volentieri ospitiamo nel comune di Malonno. L’impegno che ci dobbiamo assumere è quello di ricordare con riconoscenza ed affetto coloro che hanno dato tanto, ci hanno donato la libertà, quella libertà che noi dobbiamo difendere e trasmettere alle giovani generazioni. Soprattutto ricordare gli errori che sono stati commessi nel passato per non ripeterli né ora né mai.

Carlo Sacristani, Sindaco di Niardo, un saluto a tutti i presenti ed un ringraziamento per questa iniziativa. Grazie alla casa di riposo di Malonno che ha voluto ospitare questo evento, grazie alle Fiamme Verdi che continuano a mantenere viva la memoria, grazie ai gruppi alpini presenti ed in particolare ai componenti il gruppo di Niardo che non solo hanno partecipato con piacere alla cerimonia ma, hanno voluto donare all’alpino partigiano Pescarzoli Francesco la tessera onoraria del loro Gruppo.

Con piacere porto i saluti della cittadinanza di Niardo al concittadino Pescarzoli Francesco che oggi festeggiamo. Lo ringrazio per quanto ha fatto per noi, se oggi viviamo in un paese libero e democratico lo dobbiamo a tante persone che come lui si sono battute e a quelle che hanno sacrificato la propria esistenza per donarci la libertà. Stiamo coinvolgendo i ragazzi delle scuole per una ricerca delle testimonianze dei soldati della prima guerra mondiale, di quelli della seconda guerra mondiale e della resistenza proprio per evitare di perdere questi insegnamenti. Testimonianze e insegnamenti che ci devono aiutare a non commettere gli errori del passato e, quale testimonianza migliore di quella che ci lascia Francesco, da trasmettere ai ragazzi delle scuole? Grazie ancora Francesco e grazie a tutti voi.

Federico Armanini, Fiamme Verdi Alta Valle. Sto sostituendo temporaneamente Ezio Gulberti che è stato trattenuto da un impegno familiare e che probabilmente ci raggiungerà più avanti. Mi dispiace che non possa essere presente all’inizio di questa cerimonia in quanto Ezio è stato quello che ha particolarmente voluto questa iniziativa per la consegna di questo importante riconoscimento a Francesco. Ringrazio gli alpini e le autorità presenti ma in particolare ringrazio Francesco perché ha rischiato la pelle per noi 70 anni fa nella nostra Valle Camonica e sul Mortirolo, come ha fatto anche mio papà. Caro Francesco se tu non avessi fatto insieme ai tuoi compagni, quello che avete fatto, noi oggi non saremmo qui a parlare, a ricordare. Questo vale per noi che vi siamo riconoscenti per quanto fatto ma, vale altrettanto anche per quelli che non vorrebbero ricordare e che pure godono come noi delle stesse libertà e della stessa democrazia. Noi siamo tra quelli che non intendono dimenticare e ci impegniamo a trasmettere quei valori che ci avete indicato, anche ai nostri figli. Io ho un figlio che si chiama come te Francesco, lui non ha potuto venire ma mi ha raccomandato di portarti i suoi saluti ed i suoi ringraziamenti e mi ha detto “quel Francesco è un grande”. Io conosco poco della tua vicenda personale e chiederei al tuo pronipote che è un alpino come me, in tempo di pace, di raccontare a tutti quanto mi stava dicendo prima, sulla tua persona.

Il pronipote Franco Bontempi. Mi è stato chiesto di raccontare quanto sono fortunosamente venuto a sapere della vita di mio zio. Come tutti sanno gli alpini sono poco propensi a parlare, a vantarsi delle cose che sono state fatte, quello che è stato fatto era necessario farlo esattamente in quel momento. Dallo zio non ho mai avuto racconti diretti, quel poco che ho conosciuto mi è stato riferito da altre persone che sapevano e unendo i vari tasselli posso dirvi alcune cose. Una vicenda che mi ha colpito in particolare è stata quella della “passeggiata” fatta con un americano, dal Mortirolo fino a Lozio con una radio ricetrasmittente che è servita a mettere in contatto i gruppi che operavano nella zona della Concarena con quelli che erano dislocati in Mortirolo. Naturalmente il tragitto è stato percorso a piedi, su sentieri di montagna, anche per non essere avvistati o per non correre il rischio di fare brutti incontri che potevano significare, per loro, la morte. Ha fatto parte del commando guidato da Gianni Guaini che aveva il compito di rapire il figlio del comandante della G.N.R. (la milizia fascista) il Maggiore Spadini, ricoverato nell’ospedale di Breno, per poterlo scambiare con il comandante partigiano Giacomo Cappellini arrestato e rinchiuso a Brescia nella torre Mirabella in attesa di essere fucilato. L’operazione era quasi riuscita ma allertati da una spia, i fascisti dopo un furioso scontro a fuoco riuscirono a mettere in fuga il commando partigiano. Non intendo aggiungere altro anche per il rispetto che porto a mio zio che, come dicevo, ha fatto quello che riteneva il suo dovere e per questo non si è mai vantato. Io gli sono molto affezionato perché per me è sempre stato un modello da ammirare. L’ho sempre considerato come una persona grande, una persona forte, una persona buona, è un alpino vero e autentico perché noi diciamo: “chi è alpino un giorno è alpino per tutta la vita”.

Alvaro Peli, coordinatore provinciale dell’Associazione Fiamme Verdi di Brescia. A nome dell’Associazione siamo presenti a questa, breve, impegnativa e significativa dal punto di vista morale, cerimonia. Durante il viaggio da Brescia, parlando con Roberto Tagliani e con Gianni Girelli, abbiamo cercato di rinfrescare i valori che queste persone ci hanno insegnato. Siamo convinti che una società senza quei valori che questi nostri alpini, questi nostri valligiani, ci hanno trasmesso, non sarebbe la stessa. Loro hanno sacrificato la loro gioventù e spesso la loro vita per conquistare e conquistarci la libertà. La nostra società, dicevo, non sarebbe la stessa. La medaglia che oggi consegniamo a Francesco ha un valore particolare, non viene concessa a tutti, chiederei a Gianni di esprimere, anche a voi, i sentimenti che ci siamo scambiati risalendo per la Valle Camonica.

Gianni Girelli, Consigliere regionale. Buongiorno a tutti, scusate se partecipando a questa iniziativa mi sento un po’ un intruso. Ma facendo parte del direttivo provinciale dell’Associazione Fiamme Verdi mi sono reso conto che frequentare questo ambiente mi fa veramente bene e per questo vi ringrazio. Dicevamo prima con Alvaro e Roberto che la medaglia ha un significato importante perché viene assegnata a persone che veramente hanno fatto qualcosa di grande durante la loro vita, lo hanno fatto per loro e soprattutto lo hanno fatto per noi: dunque gliene siamo grati. Questo riconoscimento è una piccola cosa rispetto quanto avrebbero meritato. Noi dobbiamo, abbiamo il dovere di non perdere di vista il testimone che loro ci hanno consegnato, perché a volte rischiamo di chiuderla lì, vi diciamo bravi, vi diamo la medaglia, sappiamo che vi dobbiamo molto, ma poi … In realtà tocca anche a noi raccogliere un impegno che è, se volete, il coraggio di una scelta che non vogliamo chiamare eroica, il nipote nel suo intervento l’ha detto bene. Chi ha fatto quella scelta, chi ha fatto quei passaggi, chi ha deciso di stare dalla parte del giusto e del bene piuttosto che dell’ingiusto e del male, lo ha fatto perché lo ha sentito come un proprio dovere. Ed in fondo è quello che Francesco ci chiede di fare, lo chiede al sindaco, alle istituzioni, a chi fa l’insegnante, a chi fa l’imprenditore, a chi fa il lavoratore, a chiunque nella vita è chiamato a svolgere un proprio ruolo. E se proprio c’è qualcosa che si rischia di non avere proprio nei cosiddetti periodi di pace, laddove sembra che i problemi non ci siano, è il venir meno a questo dovere, a questo fare la cosa giusta. E dopo, mettendo insieme le cose poco giuste e quelle ingiuste ci troviamo coinvolti in immani tragedie. Perciò io credo che il ringraziamento che dobbiamo a Francesco, è un ringraziamento profondo e soprattutto, ritengo sia una bella cosa aver deciso di fare questa cerimonia, molto semplice, com’è stato detto, semplice ma significativa come tutte quelle che si fanno nei paesi di montagna, anche io provengo da un paese di montagna, dalla Val Sabbia e la caratteristica che ho notato oggi è quella della semplicità e della concretezza come solo gli abitanti della montagna sanno fare. Queste persone sono dei tesori, sono una fonte di valori e di ispirazione infinita, dobbiamo averne la massima cura, avere il privilegio di averle ancora con noi è molto importante, abbiamo l’obbligo di tenere vive le testimonianze di coltivarne il ricordo, di fare nostra la memoria di quella che per loro è stata un’esperienza di vita. Lo dobbiamo fare noi, che siamo venuti un po’ dopo, e lo devono fare soprattutto le nuove generazioni che non devono guardare queste cose come a fatti lontani. La storia noi a volte pensiamo che sia quella scritta sui libri, sia consegnata a luoghi mitici, a persone fuori dal tempo e dalla realtà. La storia invece, ha molto a che fare con i luoghi dove vivono le persone normali che sono chiamate a fare la storia con le scelte personali. Dobbiamo sentirci sempre protagonisti, non pensare che altri possano decidere per noi perché, tocca anche a noi fare il nostro pezzo e determinare così la storia. Se quel tempo, Francesco ed altri come lui non avessero fatto quelle scelte difficilissime, dolorosissime che hanno richiesto un grande coraggio, la nostra storia sarebbe stata un’altra storia e per questo dobbiamo davvero dire grazie a Francesco.

Roberto Tagliani, segretario dell’Associazione Fiamme Verdi. Nel lontano 2010, la Federazione Italiana Volontari della Libertà – che è la federazione che raccoglie tutte le Associazioni dei Partigiani e delle Partigiane italiani che hanno militato nel contesto della liberazione del nostro Paese nelle formazioni autonome, e che quindi accoglie anche le Fiamme Verdi, che dal 1948 ne fanno parte – ha istituito questa onorificenza. Ha compiuto un’operazione che cercava di portare un messaggio che ha ancora una validità importante. Erano quei mesi, i mesi che precedevano le celebrazioni per il 150º anniversario dell’Unità d’Italia e che di lì a poco avrebbero anche incominciato ad organizzare le celebrazioni per il 65º anniversario della Liberazione. Quando poi nel 70º, cioè l’anno scorso, quest’iniziativa è stata rilanciata anche a livello nazionale dal Ministero della Difesa, la Federazione Italiana Volontari della Libertà ha fatto coniare una nuova serie di medaglie, per andare a continuare un percorso che è sempre difficile, perché la complessità degli archivi a settant’anni dalla Liberazione, non sempre permette di ritrovare con facilità i soggetti da premiare, in un contesto così vasto e così vario e composito, formato da 40 associazioni, con una serie di difficoltà anche nella dislocazione territoriale. Per questo, proprio in virtù di quella delibera che continua quella iniziativa nata nel 2010, la F.I.V.L. assegna a Francesco Pescarzoli questo importante riconoscimento. Il riconoscimento è prezioso non tanto per il suo valore venale, quanto per il suo valore spirituale. Le motivazioni che sono scritte sulla pergamena che consegneremo insieme alla medaglia, sono le stesse del 2010: sono state riproposte nella nuova campagna di riconoscimenti e sono state dettate da un sacerdote partigiano, Don Aldo Benevelli, anche lui nato nel 1922 come Francesco e come il nostro Presidente nazionale, Guido De Carli: questo sta a significare che la classe del 1922 è veramente una classe di ferro. Ebbene, quest’uomo che ha scritto il messaggio che tra poco vi leggerò, prima di diventare sacerdote ha fatto il partigiano ed è diventato sacerdote vivendo l’esperienza in cella con Ignazio Vian, cui sono state dedicate moltissime vie in Piemonte, che è stato ucciso con altri tre compagni di sventura. L’unico che non è stato impiccato o fucilato di quel gruppo di cinque partigiani è proprio quell’Aldo Benevelli che dopo la guerra è diventato don Aldo Benevelli, che è il nostro vice presidente nazionale e che in occasione, appunto, dell’istituzione di questa onorificenza ha voluto dettare le motivazioni:

La Federazione Italiana Volontari della Libertà, ricordando la stagione della resistenza armata contro la feroce occupazione nazifascista (1943-1945), pagina gloriosa e sofferta della nostra storia nazionale, esprimendo il più sincero ringraziamento alle donne e agli uomini audaci sostenitori dell’italico riscatto di quei giorni conferisce la Medaglia d’Argento della Federazione Italiana Volontari della Libertà a Francesco Pescarzoli, quale semplice ma sentito gesto di gratitudine per chi fu protagonista dell’eroico «secondo Risorgimento», che ha riscattato la dignità di un popolo oppresso e ci ha donato l’Italia Libera e Democratica.

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